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Smart Working: esigenza o opportunità?

smartworking

La vostra società è pronta per lo smart working?
Lo smart working, o telelavoro viene definito sul sito del ministero del lavoro come “una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato caratterizzato dall’assenza di vincoli orari o spaziali e un’organizzazione per fasi, cicli e obiettivi, stabilita mediante accordo tra dipendente e datore di lavoro”; nato come opportunità (praticamente quasi non colta in Italia), in questi giorni, a causa del coronavirus Covid 19, è diventato più che altro un’esigenza.
A livello informatico, lo smart working è una cosa che va studiata e progettata in quanto la predisposizione tecnica, e quindi la complessità della stessa, può variare in modo molto significativo tra le diverse realtà; le soluzioni adottabili sono le più disparate, dall’adozione di piattaforme online di comunicazione e collaborazione (Microsoft Teams, Google G Suite, etc), all’utilizzo di una VPN (Virtual Private Network) per il collegamento sicuro da remoto alla rete aziendale, alla semplice condivisione di documenti tramite uno dei tanti servizi di cloud storage.
Se la vostra società volesse iniziare ad usufruire dello smart working, vi consigliamo di fare come già diversi nostri clienti hanno fatto: contattarci per valutare insieme quale possa essere la soluzione migliore in base alle vostre esigenze lavorative e tecniche.
Ricordate che quello che oggi è un’esigenza, domani potrebbe rappresentare un’opportunità dal punto di vista di costi e produttività!

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Emergenza Covid19 Dpcm 11 marzo 2020

working for you small

Si avvisa che la Data Commerce, in quanto attività erogatrice di servizi ICT, è autorizzata a continuare a fornire i propri servizi ai clienti anche in questi giorni. L'erogazione di alcuni servizi potrà però subire dei rallentamenti per cause logistiche. Per garantire la salvaguardia dei propri dipendenti, la società ha preferito attivare il protocollo di smart working.
Per qualsiasi comunicazione o emergenza, potrete contattarci utilizzando il modulo contatti o chiamandoci al Tel. +39.0690214427.

 

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"SERVER", questo sconosciuto...

Vari tipi di Servers
Nel nostro lavoro quotidiano ci rendiamo conto che molti clienti non sappiano cosa si intenda per "Server" e soprattutto QUANDO sia consigliato l'utilizzo di un server. Questo articolo è rivolto proprio a queste persone e cerca di fare chiarezza, in maniera più semplice possibile.
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ATTENZIONE! Molto probabilmente i tuoi dati sono stati violati...

E' di questi giorni la notizia del ritrovamento su MEGA, il famoso sito di file hosting, di un enorme database contenente indirizzi e-mail e password di milioni e milioni di persone: si parla di più di 700 milioni di indirizzi e-mail e più di 22 milioni di password. Tale database è stato reso pubblico in un famoso forum hacker rendendo le informazioni trafugate facilmente utilizzabili da un'enorme quantità di malintenzionati.

Ma come è stata possibile la raccolta e l'archiviazione di tutti questi dati? Attraverso l'hacking di alcuni siti web che ovviamente utilizzavano credenziali d'accesso per permettere all'utente di accedere ai servizi offerti dal sito stesso.
Ormai non ci facciamo quasi più caso, ma i siti che richiedono l'autenticazione (attraverso indirizzo email e password) sono probabilmente la maggior parte dei siti che frequentiamo: dai vari social network come Facebook, Linkedin, Instagram, a siti di servizi online come Dropbox, Amazon, Trip Advisor, o ancora siti di normale consultazione ma che magari richiedono il login per poter lasciare un commento come Repubblica, Ilmessaggero, etc etc..

C'è la possibilità attraverso un apposito sito, di verificare se i propri dati siano stati trafugati e pubblicati, e in quale occasione di data breach, ovvero in quale occasione di furto di dati.
Il sito per effettuare la verifica se i vostri indirizzi email e le vostre password risultano presenti in questo database è haveibeenpwned.com; qui sotto vi forniamo delle indicazioni di massima per aiutarvi in questa verifica.
Recarsi al sito haveibeenpwned.com, inserire il proprio indirizzo email nell'apposito campo e cliccare il pulsante "pwned?"

Se siete stati molto fortunati (percentuale minima di possibilità), il risultato sarà negativo, con la pagina che assumerà uno sfondo di colore verde

password1 OK

Se invece ricadete nel 90% dei casi, i vostri dati saranno stati divulgati e la pagina assumerà uno sfondo di colore rosso, con una scritta che recita: "Oh no -pwned!"
Immediatamente sotto la scritta sarà visibile in quanti data breach è stato coinvolto il vostro indirizzo email (nella foto "Pwned on 2 breached sites", ovvero coinvolto in 2 occasioni di furto di dati).
Scendendo ancora nella pagina si può verificare in QUALI data breach si è stati coinvolti e LE DATE dell'evento.

password2 KO

Per risolvere la situazione sarebbe semplicemente necessario cambiare la password del sito/servizio che è stato vittima del data breach, ma... c'è un grosso "ma": se quella stessa combinazione di indirizzo email e password è stata impostata per l'accesso anche in altri siti/servizi (anche non compromessi da alcun data breach), per essere al sicuro sarà necessario cambiare anche questi ultimi. Considerando che molto spesso si ha la pessima abitudine di utilizzare un'unica combinazione di email e password per tutti i siti/servizi a cui ci si iscrive, è facile intuire che questo evento ha un impatto potenzialmente devastante sulla sicurezza dei vostri dati.

Qualora rientraste in questa ultima "categoria" di utenti, il consiglio che possiamo darvi è di cambiare per lo meno le password dei siti e servizi sensibili come ad esempio i siti di home banking, di e-commerce, e comunque quelli che contengono dati sensibili, per i quali vi consigliamo di utilizzare una password univoca e di impostare l'autenticazione a 2 fattori, dove possibile.

 

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Microsoft Edge e Google Chrome... web war?

Rumors molto accreditati, danno la vita di Edge, il browser Microsoft nativo di Windows 10, ormai agli sgoccioli. Sembrerebbe infatti che con lo sviluppo del nuovo aggiornamento di Windows 10 insider 19H1, Microsoft stia programmando un web browser tutto nuovo (nome in codice ”Anaheim") basato su Chromium. Il motore di rendering sarà quindi Blink, lo stesso del web browser Google Chrome.
E pensare che fin dalla sua prima apparizione nel 2015, il browser Microsoft è sembrato un grosso passo avanti rispetto al suo predecessore Internet Explorer; una buona compatibilità, ed un'ottima gestione della memoria ne avevano fatto un concorrente agguerrito per Google Chrome (che rimane il Web browser più utilizzato in assoluto). Il suo lato forte rimaneva comunque la forte integrazione col sistema operativo ed in particolare con Cortana, l'assistente Microsoft.
Chissà cosa aspettarsi da questo nuovo web browser, e soprattutto chissà se anche risultasse migliore del browser di Google, riuscirà a scalzare Chrome dal trono del Web?

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